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Guanti Monouso: dal lattice al nitrile, scopri il guanto più giusto per te

Una guida per conoscere punti di forza di ogni modello e aiutare i professionisti nella scelta migliore per le loro necessità lavorative.
Dalle produzioni 100% naturali alle soluzioni anallergiche, approfondiamo le qualità specifiche di ogni tipo di guanto.

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Guanti monouso, quali scegliere?

Sono tante ed estremamente diverse le professionalità che richiedono l’utilizzo dei guanti monouso.
Altrettanto differenti sono però i materiali utilizzati nella loro realizzazione.
Cerchiamo di fare chiarezza sui vari tipi di guanti monouso e capire le caratteristiche specifiche di ogni modello.

Visitando lo shop del sito web MisterGuanto.it, vi troverete di fronte a una vasta selezione dei principali tipi di guanti per uso professionale.
La scelta va da quelli in lattice, con e senza polvere (tra poco spiegheremo in cosa consiste tale distinzione), a quelli prodotti con l’utilizzo di nitrile e vinile: materiali che, come avremo modo di vedere, possono essere adoperati in contesti in cui il classico guanto in lattice non è adatto.
Anche le varianti in nitrile e vinile sono venduti con o senza polvere. Per aiutarvi in una scelta tutt’altro che scontata, il passo iniziale è scoprire le virtù di ogni modello.

Guanti monouso in lattice con polvere, origini e caratteristiche

Partiamo dai guanti in lattice.
Si tratta di un prodotto biodegradabile, quindi smaltibile senza il rischio di procurare danni all’ambiente.
Il lattice infatti è interamente naturale, ricavato dall’incisione delle cortecce degli alberi della Gomma.

La loro origine risale al XIX secolo: il chirurgo statunitense William Stewart Halsted nel 1889 commissionò infatti alla Goodyear (azienda attiva ancora oggi nella realizzazione di pneumatici) la produzione di un guanto di gomma per proteggere le mani di una sua ferrista, l’infermiera incaricata di porgergli i ferri chirurgici durante gli interventi sui pazienti. La donna aveva infatti sviluppato una dermatite causata dal contatto con i disinfettanti, che venivano all’epoca utilizzati di solito per rendere sterili le strumentazioni mediche: l’utilizzo di una protezione per la sua pelle si rese quindi necessaria per risolvere il problema. Da allora il guanto in lattice entrò in pianta stabile nelle sale operatorie di tutto il mondo, indossato sia dal personale infermieristico che dagli stessi chirurghi i quali fino ad allora avevano sempre operato a mani nude, con conseguenti seri rischi di infezione sia per la salute propria che per quella dei pazienti. L’utilizzo del guanto in lattice si estese nei decenni successivi ai più disparati ambiti professionali.

Questo tipo di guanto, oltre a garantire un’adeguata protezione contro eventuali agenti infettivi e patogeni, lascia pressoché inalterato il grado di sensibilità di chi li indossa.
Il lattice presenta inoltre una resistenza notevole ed si oppone a possibili perforazioni e strappi che possono verificarsi a contatto con le più varie strumentazioni professionali.

 

A sorprendere è poi soprattutto il carattere elastico del materiale: i guanti in lattice sono in grado di adattarsi perfettamente alle dimensioni e alla forma della mano che riveste e di riacquistare in un secondo momento, al termine del loro utilizzo, il loro aspetto originario senza la presenza di alcuna deformazione.

Sono i più diffusi tra gli addetti del settore sanitario e della ricerca bio-medica.
Non a caso garantiscono un buon grado di impermeabilità alle mani che trattano liquidi e sostanze biologiche il cui contatto diretto potrebbe comportare conseguenze dannose per l’organismo umano. 

Il lattice mostra inoltre una moderata resistenza chimica se sottoposto a soluzioni acquose, detergenti e detersivi diluiti.
Per facilitarne l’indossamento, i tradizionali guanti in lattice sono ricoperti da un leggero strato di polvere, solitamente ricavata dalla lavorazione dell’amido di mais.
Si tratta di una sostanza naturale, normalmente assorbibile senza ripercussioni particolari dal derma umano. 

La polvere inoltre non contiene glutine, cosa che consente ai guanti in lattice di  essere utilizzati anche nell’ambito della ristorazione.
Sono infatti particolarmente indicati per la preparazione di pasti per celiaci, durante la quale si rende necessaria un accurato e continuo monitoraggio affinché il piatto non contenga tracce di glutine e dei suoi derivati.

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Guanti monouso in lattice senza polvere

All’interno della gamma dei guanti in lattice, è però possibile virare anche su una soluzione senza polvere.
L’amido di mais con il quale viene prodotta può infatti causare reazioni nei soggetti che presentano allergie per quell’alimento.
L’intolleranza al mais sta diventando sempre più comune nella categoria delle allergie alimentari: essa può essere causata o associata ad altre patologie come nel caso della celiachia, ma si può presentare anche come forma allergica isolata.

L’eliminazione della polvere si rende quindi necessaria per ridurre la possibilità di dermatiti, irritazioni e allergie aeree sia in chi li indossa che in chi vi entra in contatto indirettamente. 

I guanti in lattice di questo tipo mantengono comunque le caratteristiche di impermeabilità e resistenza dei tipici monouso con polvere, offrendo allo stesso tempo una soluzione adatta alle pelli più sensibili e a chi presenta intolleranze alimentari, più o meno accentuate.

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Guanti monouso in lattice con aloe

È possibile trovare in commercio anche una variante di guanti senza polvere trattati con l’aggiunta di aloe. 

L’aloe è il succo che si ricava dalla pianta omonima: la procedura di estrazione del liquido dal vegetale è una pratica molto antica, testimoniata addirittura da fonti storiche risalenti al secondo millennio prima di Cristo.
Solo dal 1959 prese il via uno studio sistematico della pianta dell’aloe, soprattutto grazie alle indagini e agli esperimenti del farmacista statunitense Bill Coats. Questi riuscì nell’intento di mettere a punto un metodo volto a rendere più agevole l’estrazione e la successiva commercializzazione dei liquidi di quella pianta.

Da sempre utilizzata per l’igiene e la cura del corpo, l’aloe vanta pure capacità cicatrizzanti ed è usata come cura contro le ustioni. 

Applicata ai guanti monouso, garantisce una perfetta idratazione delle mani e una maggiore facilità nell’indossamento, sopperendo alla mancanza della polvere. 

Questo tipo di guanto è consigliato per coloro che ne fanno un utilizzo prolungato durante la loro attività lavorativa.

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Guanti monouso in lattice hi-risk

Prima di passare all’analisi degli atri materiali con cui si realizzano i guanti monouso, è importante ricordare un’ultima versione di quelli prodotti in lattice. 

Sono infatti in commercio i guanti hi-risk, indicati per le professioni in cui il rischio di contatto con agenti patogeni è più alto.

Rispetto agli altri modelli, gli hi-risk hanno una lunghezza maggiore, di solito sui trenta centimetri, che garantisce la protezione della pelle fino alla prima parte dell’avambraccio. Sono anche più spessi dei normali guanti in lattice: superano infatti gli 0,30 millimetri contro i canonici 0,20 degli altri modelli.

Realizzati senza l’aggiunta di polvere, sono dotati di clorinatura sia interna che esterna: si tratta di un trattamento a base di cloro che facilita l’indossatura e allo stesso tempo consente esternamente una maggiore resistenza alla penetrazione di liquidi e grassi. 

Presentano inoltre una finitura micro-ruvida (il cosiddetto micro-grip) che consente maggiore sensibilità e una migliore presa tattile anche a contatto con i materiali più scivolosi.

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Guanti monouso in vinile

Concluso l’approfondimento sui vari modelli di monouso fabbricati in lattice, è giunto il momento di dedicarsi all’analisi degli altri materiali con cui vengono solitamente prodotti i guanti per uso professionale. 

Uno di essi è il vinile, nome corrente del polivinilcloruro, spesso abbreviato con la sigla PVC.

Si tratta di un materiale prodotto chimicamente, non rintracciabile quindi in natura, e solitamente utilizzato per la memorizzazione analogica dei segnali sonori. 

Il PVC fu isolato per la prima volta in alcuni esperimenti di laboratorio alla fine dell’Ottocento.
Nei primi decenni del secolo successivo vennero tentati alcuni suoi utilizzi commerciali, ma il materiale si presentava estremamente rigido e allo stesso tempo fragile.
Solo a partire dal 1926, un’azienda statunitense produttrice di gomma riuscì a sviluppare una tecnica capace di rendere maggiormente lavorabile il vinile.
Ricorrendo all’aggiunta di una miscela di additivi plastificanti, si arrivò ad ottenere un prodotto molto più flessibile e malleabile, qualità che comportarono la diffusione del vinile nei più diversi ambiti professionali.
Il PVC è arrivato ben presto a sostituirsi perfino alla gomma e al lattice, di cui riesce a imitare la natura elastica e modellabile.

Viene così a tutt’oggi impiegato per la realizzazione dei guanti monouso, commercializzati a un costo minore rispetto a quelli in lattice naturale.
Inoltre l’assenza totale del lattice riduce ulteriormente le reazioni di soggetti allergici alle sue proteine, intolleranza sempre più diffusa e diagnosticata ai giorni nostri. 

Convenienza economica e riduzione di rischi allergici sono i principali vantaggi del vinile che però presenta alcune note dolenti.
Rispetto agli altri modelli prodotti con materiali di origine naturale, i guanti in PVC necessitano invece di un procedimento di smaltimento speciale, volto ad evitare che il vinile nel suo processo di decomposizione rilasci diossina.
Sono inoltre meno resistenti agli strappi e alle perforazioni rispetto agli altri modelli di guanti.

Il loro utilizzo è quindi indicato per coloro che sono impegnati in settori a basso rischio di contaminazione e che possono avvantaggiarsi di un prodotto a basso costo, ma comunque in grado di offrire una protezione soddisfacente all’organismo umano. 

I guanti in vinile si trovano anch’essi in commercio sia nella variante con polvere che in quella senza polvere.

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Guanti monouso in nitrile

Il vinile non è l’unica sostanza alternativa all’utilizzo del lattice nella realizzazione dei monouso.
È infatti possibile produrre dei guanti professionali in nitrile: quest’ultimo è un composto organico, la cui lavorazione in laboratorio ha portato alla creazione di una serie di monomeri e polimeri derivati, impiegabili in molteplici ambiti lavorativi.

 

Dal nitrile derivano per esempio le colle ciano-acriliche, potenti adesivi in grado di incollare materiale organico e usate di conseguenza essenzialmente in campo chirurgico.
Dal nitrile si può però ricavare anche un tipo di gomma sintetica, attraverso l’impiego e la lavorazione di due suoi derivati, l’acrilonitrile e il butadiene.

Tale procedimento consente quindi la produzione di guanti monouso che, rispetto ai modelli realizzati in lattice e vinile, si dimostrano in possesso di diversi punti di forza. Presentano infatti un maggior grado di elasticità, un livello più alto di resistenza meccanica e chimica, grande sensibilità  tattile e capacità ergonomica.
Sono inoltre in grado di offrire la massima protezione per chi lavora con le sostanze chimiche più pericolose per l’essere umano o per chi si trova a contatto prolungato con gli idrocarburi.

È possibile trovarne in commercio diverse varianti. 

Sullo shop del sito MisterGuanto.it, oltre ai normali guanti in nitrile senza polvere è possibile scegliere per esempio anche dei guanti in nitrile nero, anch’essi senza polvere ma dotati di clorinatura interna, per facilitarne l’indossamento, e di micro-grip sulle dita, che soddisfano i bisogni di coloro che sul luogo di lavoro hanno necessità di  una presa e una sensibilità tattile ottimale. 

Per la loro notevole impermeabilità, sono particolarmente indicati anche per tatuatori, estetisti, parrucchieri e altre professionalità che lavorano quotidianamente con tinture e liquidi coloranti.

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Le normative di riferimento

Siamo così giunti al termine del nostro approfondimento sulle diverse categorie di guanti monouso disponibili sul mercato. È bene però ricordare alcuni consigli utili che devono orientare la nostra scelta di acquisto, indipendentemente da quale sia il modello che troviamo più congeniale per le nostre necessità professionali. È infatti indispensabile verificare attentamente se il prodotto da noi selezionato sia conforme o meno alle regole europee relative alle norme di sicurezza dell’individuo.

Il guanto monouso deve innanzitutto essere prodotto nel rispetto di quanto previsto dal “Regolamento dell’Unione Europea sui dispositivi di protezione individuale”, varato nel marzo del 2016 ed entrato a tutti gli effetti in vigore dall’aprile del 2018. Affinché possano essere utilizzati in ambito lavorativo, i guanti devono essere infatti riconosciuti come dispositivi di protezione individuale. Il regolamento europeo, che indica tre categorie di rischio da cui questo genere di  dispositivi deve difendere colore che li utilizzano, inserisce i guanti monouso nella categoria più importante, la terza. Quest’ultima raggruppa esclusivamente i rischi che possono comportare conseguenze molto gravi per l’organismo, da danni irreversibili alla salute fino alla morte. Se ne deduce quindi come il corretto utilizzo di questi strumenti possa essere di vitale importanza per il benessere di chi li usa e di chi vi entra in contatto più o meno direttamente.

I guanti monouso devono poi essere conformi alla normativa contro il rischio chimico e i microorganismi, nota come EN 374. Questi prodotti devono rispettare obbligatoriamente tale normativa al fine di evitare qualsiasi penetrazione nociva nell’organismo umano e mantenere le mani ben isolate da qualsiasi tipo di contaminazione, anche dopo minuti o ore di contatto con materiali pericolosi. La EN 374 si divide in tre ulteriori livelli, in cui vengono ripartiti i singoli prodotti a seconda del loro grado di resistenza alla possibile penetrazione di agenti patogeni. C’è quindi l’EN 374-1, che raccoglie le specifiche che ogni tipo di guanto deve rispettare perché possa essere destinato a un uso professionale; l’EN 374-2, che invece raggruppa solo quei guanti in grado di evitare la penetrazione e la perforazione da parte di sostanze chimiche e batteriche; l’EN 374-3, in cui rientrano gli articoli in grado di far fronte a prodotti chimici non gassosi. Di quest’ultima sezione fanno parte i guanti in nitrile, indicati infatti per le professioni che entrano a contatto con i materiali più rischiosi per l’uomo.

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Ad ogni professione il suo guanto

tatuatore

Uno sguardo approfondito ai vari mestieri che richiedono l’utilizzo di monouso professionali.
Dai cuochi ai tatuatori, dai medici agli estetisti, facciamo chiarezza sulle necessità di protezione caratteristiche di ogni ambito lavorativo.

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Ecco le 2 nostre PROMOZIONI:

Mestieri diversi, guanti diversi

Sono tanti i campi professionali in cui risulta necessario l’utilizzo di una protezione per le mani, sia per prevenire la contaminazione del prodotto che si sta lavorando sia per evitare possibili conseguenze dannose per l’organismo umano. Occorre però saper ben scegliere il tipo di monouso più adatto all’ambiente lavorativo in cui esso dovrà essere adoperato. È quindi importante fare chiarezza tra i vari modelli di guanti, tentando di indicare per ogni professione la soluzione più adatta.

I guanti per il settore alimentare

Partiamo dall’ambito alimentare. In questo campo professionale sono molteplici gli aspetti da tenere in considerazione prima di procedere alla scelta del guanto da acquistare. È prima di tutto essenziale garantire il massimo livello di igiene e di salvaguardia per la salute umana: oltre alla necessità di non contaminare e infettare i cibi destinati alla grande distribuzione o al consumo immediato, sorge la questione della tutela di quei consumatori che soffrono di particolari allergie.

Le scelte degli addetti nel settore alimentare tendono ormai a focalizzarsi sempre di meno sul tradizionale guanto in lattice. Sono infatti in aumento le persone che presentano reazioni allergiche a una proteina presente in questo materiale: tali allergie si possono manifestare con semplici starnuti o lievi irritazioni cutanee ma possono condurre fino a pericolosi episodi di shock anafilattico. Proprio nei prodotti realizzati in gomma sottile ed elastica, come per l’appunto i guanti monouso, la concentrazione di questa proteina del lattice è particolarmente rilevante ed è quindi importante evitare che gli alimenti vengano maneggiati con questo materiale.

Ma il rischio non deriva solo dal contatto diretto con il cibo: alcune micro-particelle del lattice possono infatti staccarsi dal guanto nel momento in cui lo si dismette e iniziare a circolare liberamente nell’ambiente, dando luogo anche reazioni allergiche di tipo aereo in alcuni individui.
Occorre poi tenere in considerazione la possibilità che determinate persone possono presentare una forte intolleranza per il mais e i suoi derivati: la polvere comunemente applicata sui guanti per facilitarne l’indossamento è ricavata proprio dalla lavorazione dell’amido di mais, il che ci porta dunque a consigliare modelli che non prevedano trattamenti di questo tipo.

Considerate queste premesse, sembra inevitabile indicare per l’ambito alimentare l’utilizzo di guanti monouso di origine artificiale. Il nitrile, composto organico da cui si è in grado di ottenere  mediante lavorazioni in laboratorio un tipo gomma sintetica fortemente elastica, sembra candidarsi come la migliore scelta per le professionalità impiegate nel settore. Ma, una volta identificato questo materiale come il più opportuno nella preparazione dei cibi, è necessario comunque procedere a un’ulteriore verifica. Occorre infatti controllare che il prodotto da noi selezionato sia conforme al Regolamento europeo del 2004 che regola l’utilizzo e stabilisce i requisiti generali dei cosiddetti M.O.C.A., ovvero quei materiali e quegli oggetti che entrano solitamente in contatto con gli alimenti. In questa grande categoria rientrano i vari utensili da cucina e da tavola, i recipienti e i contenitori, i materiali da imballaggio e perfino i guanti monouso.

L’utilizzo di materiali non conformi a quanto stabilito dal Regolamento europeo comporta il rischio di trasferimento delle componenti del guanto agli alimenti, al punto da deteriorarne le caratteristiche organolettiche e costituire un pericolo per la salute umana. È quindi essenziale per chi opera nel settore alimentare non ricorrere a guanti in nitrile generici, i quali a contatto con il cibo rischiano di rilasciare colorante o altri tipi di additivi, e selezionare soltanto quei prodotti che riportano sull’etichetta il superamento dei test dei requisiti base dei M.O.C.A. Un ultimo consiglio prezioso per le professionalità di questo settore è quello di scegliere guanti in nitrile blu: non esiste una normativa di legge che obblighi alla scelta di un determinato colore. Il blu è però stato individuato come il colore meno presente nel mondo alimentare: grazie a questa semplice accortezza “cromatica” l’eventuale contaminazione dei cibi con particelle provenienti dal guanto può essere riscontrata più facilmente, anche a occhio nudo.

PER INFO —> 0864 / 251706

GUANTI IN NITRILE NERO SENZA POLVERE —> www.misterguanto.it/prodotto/guanti-in-nitrile-neri-senza-polvere/

GUANTI IN NITRILE SENZA POLVERE —> www.misterguanto.it/prodotto/guanti-in-nitrile-senza-polvere/

I guanti per il settore medico e veterinario

Passiamo adesso ad un altro genere di professioni, decisamente distante da quelle del mondo alimentare, ma accostabili ad esse per la comune attenzione alla salute umana. Stiamo parlando infatti del settore medico, in cui la necessità di protezione per le mani e la riduzione del rischio di contaminazione e infezione resta di primaria importanza. Riguardo la scelta del materiale del guanto, rimangono inalterate le avvertenze sopra riportate: il ricorso a monouso in lattice naturale o con polvere può condurre a inaspettate reazioni allergiche ed è quindi opportuno che il chirurgo, il dentista, l’infermiere e tutte le altre professionalità che operano nella sanità tengano in considerazione l’utilizzo di guanti realizzati con altri prodotti.

L’aspetto fondamentale è verificare, qualunque sia la nostra scelta finale, che il guanto selezionato per l’uso in ambito medico sia stato prodotto e certificato secondo i crismi e le attenzioni necessarie per essere correttamente utilizzato in un settore a così alto rischio di contaminazione. Perché possano essere introdotti in ambito sanitario, i monouso devono infatti rispettare due particolari normative dell’Unione Europea: la EN 455, che indica i requisiti e i metodi di prova per testare qualità e durata dei dispositivi medici, e la Direttiva 89/869, che riepiloga tutte  le condizioni necessarie alla commercializzazione dei Dispositivi di Protezione Individuale e alla loro libera circolazione all’interno del territorio comunitario.

Un ultimo avvertimento per le professionalità del settore sanitario è quello di utilizzare guanti dotati di maggior spessore, in diretta proporzione con i pericoli di infezione che si possono correre in ambito ospedaliero ma anche in laboratorio, dove i ricercatori entrano spesso in contatto con sostanze chimiche e organiche pericolose per la salute umana.

Non è da dimenticare infine come l’utilizzo di guanti professionali sia di primaria importanza anche all’interno del mondo veterinario: anche in questo caso la scelta del materiale rimane a discrezione dell’utilizzatore ma di norma si riscontra in tale ambito un più diffuso utilizzo di guanti dalla lunghezza maggiore, capaci di garantire una protezione anche a parte dell’avambraccio e ridurre la penetrazione di agenti patogeni provenienti dal mondo animale.

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GUANTI PER SETTORE MEDICO E VETERINARIO —> www.misterguanto.it/categoria-prodotto/guanti-monouso/

I guanti per il settore estetico

Pur senza gli stessi rischi di contaminazione e infezione riscontrabili nel mondo della sanità, anche il settore estetico rientra tra gli ambiti di lavoro in cui la protezione della pelle delle mani risulta essenziale. Parrucchieri ed estetisti entrano infatti quotidianamente in contatto con una serie di prodotti che possono provocare conseguenze spiacevoli per l’organismo umano.

Stiamo parlando di coloranti e decoloranti, tinture, saponi, profumi, cosmetici e solventi: una serie di sostanze con cui gli specialisti del settore lavorano a stretto contatto e per svariate ore durante l’arco della giornata. Molti di questi prodotti contengono agenti in grado di compromettere lo strato lipidico delle nostre mani: la membrana che delimita il contorno delle cellule del nostro derma può infatti rivelarsi insufficiente nell’opposizione alla penetrazione di fluidi e particelle dannose. Queste rischiano quindi di essere inavvertitamente assorbite dalla pelle, comportando una serie di problematiche che variano da semplici dermatiti a veri e propri avvelenamenti del sangue.

Per questi motivi, il guanto professionale utilizzato nel settore estetico deve rispettare le regole della sopraccitata normativa EN 455 ed essere considerato a tutti gli effetti alla stregua di un Dispositivo Medico. Il consiglio specifico per estetisti e parrucchieri è quello di indirizzarsi verso monouso più lunghi di quelli normali: dato il ripetuto contatto con acqua e altre sostanze liquide, si rende necessaria una protezione che garantisca la massima impermeabilità di mano, polso e avambraccio onde evitare che soluzioni acquose filtrino, senza che ce ne accorgiamo, nello spazio lasciato scoperto tra il guanto e le maniche dei nostri abiti.

Per il settore estetico si raccomanda poi l’utilizzo di guanti di colore nero: essi risultano infatti meno sporchevoli al contatto con le altre colorazioni utilizzate e riducono notevolmente l’incidenza di effetti cromatici disturbanti che possono compromettere l’attenzione e la concentrazione dell’operatore. Le soluzioni senza polvere sono infine da preferire per evitare la contaminazione di tinture e degli altri prodotti adoperati durante le ore di lavoro.

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I guanti per tatuatori e piercer

Un settore professionale che si conferma in costante crescita è quello dei tatuatori e dei piercer professionali. Si tratta di un mestiere in cui il rischio di infezione è alto e in cui è di conseguenza essenziale attenersi alle normative di riferimento. Tra queste rientra l’obbligo dell’utilizzo di guanti monouso durante le sedute: è necessario essere costantemente muniti di un’efficace barriera contro i fluidi organici (soprattuto sangue) che possono fuoriuscire anche in gran quantità dalla pelle durante le operazioni di tatuatura e di piercing.

Il ricorso a una protezione accurata riduce la possibilità di contaminazioni incrociate, salvaguardano da possibili infezioni sia il professionista che il cliente. Come nell’ambito dell’estetica, si raccomanda l’utilizzo di guanti neri che permettono di mascherare meglio eventuali macchie di inchiostro e di sangue, garantendo la massima concentrazione possibile a tatuatori e piercer alle prese con operazioni in cui il margine di errore è pressoché azzerato.

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I guanti per il settore industriale

Concludiamo la nostra indagine relativa alle varie professionalità che più spesso ricorrono all’utilizzo di guanti monouso, soffermandoci da ultimo sui lavoratori del settore industriale. In questo ambito, risulta ancora più importante la necessità di ricorrere a guanti conformi alle regolamentazioni in materia di Dispositivi di Protezione Individuale. Nel mondo industriale è infatti più frequente il contatto con sostanze solide, liquide e anche gassose in grado di compromettere irrimediabilmente la salute del nostro organismo.

Ma accanto alla protezione, i guanti monouso utilizzati in questo settore devono essere in grado di garantire la massima resistenza possibile, dato la possibilità di essere sottoposti a forze e pressioni meccaniche di entità sicuramente non riscontrabili in ambito alimentare, sanitario o estetico. La ricerca del giusto compromesso tra protezione e resistenza resta quindi la priorità per gli addetti industriali che hanno l’opportunità di testare le qualità specifiche di ogni materiale di produzione di guanti professionali per trovare la soluzione più adatta alle loro esigenze. Si può quindi spaziare dai monouso hi-risk, che permettono la massima protezione possibile sia in termini di lunghezza che di spessore, ai guanti in nitrile, più corti ma ugualmente resistenti e in grado di garantire una maggiore sensibilità a chi compie lavori di precisione.

Resta di primaria importanza che i monouso impiegati nell’industria rispondano ai requisiti della normativa europea 89/686, con un’attenzione particolare a quanto riportato nella sezione EN 388. Quest’ultima riepiloga infatti tutti i requisiti minimi che i guanti devono possedere per limitare i rischi di origine meccanica, dovuti alla presenza e al contatto sul luogo di lavoro con oggetti taglienti, appuntiti o semplicemente sporgenti. La normativa prevede l’esecuzione di quattro tipologie di prove per testare le caratteristiche del prodotto onde verificarne la resistenza ad abrasioni, tagli, strappi e perforazioni.

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